Cosa resta dei SÌ TAV

Le grandi manifestazioni SÌ TAV che sono avvenute a Torino nel 2018 e 2019 sono state importanti perché hanno saputo riunire un popolo intorno ad un solo obiettivo. La richiesta era quella di far progredire la città nei collegamenti con l’Europa e con il mondo. Riunendo in piazza persone di diversa appartenenza politica, hanno mostrato che si può – anzi, si deve – lottare per un futuro migliore lasciando da parte le ideologie tradizionali che separano il mondo in destra e sinistra. In quelle piazze hanno sfilato padroni e operai, cravatte ed elmetti, tacchi e scarponi. Il loro unico obiettivo era quello di far ripartire un progetto fondamentale per la ripresa economica e sociale della città.

E dopo le manifestazioni SÌ TAV?

Che cosa è successo dopo? Dice bene Carmine Festa nel suo editoriale dello scorso lunedì. Sono avvenuti tentativi di trasformare quell’entusiasmo in politica per il territorio, ma purtroppo non si sono ancora concretizzati. Dal mio punto di vista, è stata proprio la politica a non riuscire a – o a non volere – cogliere lo sforzo unitario di quelle piazze, riproponendo invece il ritorno agli schemi tradizionali e le vecchie contrapposizioni tra destra e sinistra.

Una volontà civica, per quanto grande ed entusiasmante come quella delle piazze SÌ TAV, non può da sola mettersi al governo, ma ha bisogno dell’appoggio della politica organizzata, ossia dei partiti. Purtroppo, questi nelle recenti elezioni hanno sbarrato la strada alla volontà dei cittadini di andare avanti superando le barriere ideologiche. Infatti, una candidatura civica non è stata nemmeno presa in considerazione a sinistra, dove è stata perseguita con successo una soluzione di apparato tutta targata PD. A destra è stato appoggiato il candidato della società civile, ma poi non è stato aiutato né con l’organizzazione né con il coinvolgimento degli iscritti.

Le liste civiche come continuità SÌ TAV

Peccato. Io credo che a Torino questa volta si sia persa l’occasione di trasformare il modo di far politica mescolando l’organizzazione dei partiti con le istanze della società civile e superando le ideologie del Novecento.

Tuttavia, il successo elettorale delle liste civiche, pur non avendo raggiunto la maggioranza per governare, è stato molto importante. Proprio questo rappresenta la continuità con le piazze SÌ TAV di tre anni fa. Ho piena fiducia che, con un po’ di pazienza, questo darà i suoi frutti a Torino ed anche in Italia.

Forse dovremmo riflettere ancora sulla seconda strofa del nostro inno nazionale che il 10 novembre del 2018 cantammo insieme in versione integrale: “Noi siamo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi.”

Giovanna Giordano

Questo articolo è stato pubblicato sul Corriere Torino il 16 novembre 2021 con il titolo: “Cosa resta dei SÌ TAV? Una spinta che la politica non coglie